#IJF come “commons”. Il festival di giornalismo e la sua comunità

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L’esperienza di finanaziamento dal basso per il Festival internazionale del giornalismo di Perugia rappresenta per me, Giovanni Boccia Artieri ed Elisabetta Zurovac un’importante opportunità per studiare molteplici aspetti collegati alle trasformazioni nel giornalismo, nella cultura giornalistica e nell’organizzazione degli eventi culturali in Italia e a livello internazionale. Per questo abbiamo deciso, con il sostegno degli organizzatori del Festival (vero Arianna Ciccone e Chris Potter?) , di avviare una ricerca. Continua a leggere

Un parlamento pro/am?

Si apre in questi giorni in maniera evidente una questione affascinante: è possibile solo una politica dei “professionisti” o è possibile anche una politica degli “amatori”? Diciamo (anche io) che serve una professionalizzazione, che servono competenze, che non ci si improvvisa politici. Ma questi professionisti hanno sempre garantito comportamenti “professionali”? E’ impossibile che gli amatori siano in grado di fare un lavoro migliore dei professionisti? Me lo chiedo sinceramente e sono molto curioso di vedere che succede. In molti (forse in tutti) i campi professionali oggi assistiamo ad uno scontro tra professionisti e amatori, questo scontro arriva oggi con evidenza anche dentro al parlamento. Siamo di fronte al primo parlamento pro/am !?!

Arriva a Bologna Michael Slaby, il guru del web dietro la vittoria di Obama

Venerdì 7, alle ore 17 avrò il piacere di dialogare, assieme a Roberto Grandi e Cristian Vaccari, con Michael Slaby, uno degli artefici delle campagne web di Obama. Per seguire l’evento su Twitter #slabybo, per venire di persona o per sapere qualcosa di più sull’evento e su Slaby Slaby continuate a leggere… Continua a leggere

Gaza, Twitter e il conflitto che si trasforma per restare uguale

Arrivo come sempre FTM (fuori tempo massimo) per scrivere di Gaza e Twitter. Ma questo mi dà il privilegio di poter utilizzare le interessanti descrizioni dei fatti e le analisi che sono già state fatte per poter concentrarmi soltanto sulle cose che mi interessano.

Dunque, sull’utilizzo di Twitter da parte del Governo e dell’Esercito Israeliano, ma anche da parte di Hamas, potete leggere info e dettagli nel pezzo per Techpresident di Lisa Goldman, o il dettagliatissimo resoconto fatto da The Stream di Al Jazeera English, tanto per darvi qualche esempio.

A questo punto vi immagino informati sui fatti e vado subito al sodo. A mio avviso due sono le cose interessanti da un punto di vista della comunicazione sui social media, e su Twitter in particolare, rispetto alle tristi vicende di Gaza di questi giorni. Continua a leggere

Gli hashtag, come la poesia, sono di chi li usa. Note su #csxfactor

Mi interessa discutere una questione apparentemente molto marginale del dibattito di ieri sera: la scelta dell’hashtag. Che poi così marginale non è se si considera che durante il dibattito sono state scritte decine di tweet al secondo, tutti collegati tra loro dall’hashtag #csxfactor -per più di due ore TT world wide– e che una simile sorte, anche se non altrettanto spettacolare, è toccata all’hashtag “ufficiale” lanciato da SKy. Se tutti questi tweet abbiano spostato un singolo voto o meno non è cosa che mi preme discutere ora (dopotutto potremmo chiederci la stessa cosa per il dibattito in sé). Sicuramente però questi tweet hanno trasformato, per molti, l’esperienza del dibattito. Il discorso della scelta dell’hashtag dunque è interessante perché ci dice qualcosa rispetto agli “eventi mediali” (in senso lato) contemporanei e perché ci dice qualcosa rispetto alla ridistribuzione del potere al loro interno. Continua a leggere

Renzi: adesso, il futuro e il passato

DISCLAIMER: In questo post non si parla dei temi delle primarie e non si rivela se l’autore intende votare o tantomeno chi intende votare. Dunque vi prego non leggetelo come un endorsement per qualcuno.

Oggi il camper di Renzi è passato da Reggio Emilia. Oggi a Reggio Emilia c’era anche un bel TEDx ma Renzi mi interessa parecchio e così ho bigiato una delle sessioni del TED per andare ad ascoltare il rottamatore.

Qui di seguito le impressioni a caldo. Forse non originali e certo non accurate, in pieno stile FTM insomma.

Lo show di Renzi, perchè come show le sue performance sono chiaramente concepite (è lui stesso più volte a dire “non voglio soffermarmi troppo sui contenuti, per quelli c’è il programma online”) è interamente basato, almeno sul piano simbolico, sulla dicotomia passato/futuro. Dal palco della Fonderia, (su cui è arrivato quasi di corsa come un pugile su note di un pezzo pop, molto Rocky BAlboa) Matteo ha iniziato il suo intervento dicendo: “le primarie sono un referendum sul futuro”. Continua a leggere

L’ambasciata USA al Cairo, Twitter, le violenze in Egitto e la morte dell’ambasciatore in Libia

L’attività di comunicazione dell’ambasciata USA al Cairo ieri, prima durante e dopo le violente dimostrazioni avvenute in Egitto e Libia (provocando la morte dell’ambasciatore Stevens), ha generato una bufera che è arrivata fino a Washington, con critiche da parte di Mitt Romney e prese di distanza da parte del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca. In particolare è stato criticato un comunicato stampa dell’ambasciata, poi trasformato in una serie di Tweet, giudicato eccessivamente “apologetico” e non eccessivamente fermo nel condannare le violenze. Il comunicato stampa è stato cancellato, qui uno screenshot dei Tweet dell’ambasciata che lo riprendevano (anch’essi poi cancellati).

La vicenda ha generato molto scalpore ed è interessante perchè ci mostra come nella gestione delle crisi, all’interno del complicato ecosistema comunicativo contemporaneo per una “grande multinazionale” come la diplomazia americana sia molto complicato coordinare il messaggio. Indubbiamente qualcosa non ha funzionato nelle relazioni e comunicazioni tra Washington e il Cairo, e questo qualcosa ce lo spiega bene questo pezzo su Foreign Policy, dove l’accaduto viene definito “a public relations disaster at Cairo Embassy”. Ancora più disastroso perché rimbalzato dentro alla campagna presidenziale generando non poco imbarazzo per Obama, già impegnato a gestire l’uccisione di un diplomatico americano di primo rango, non proprio il massimo per la corsa alla rielezione (citofonare Carter per informazioni). Continua a leggere

Perché Twitter non è l’Inter, non è una macchina e forse è una bicicletta…

La battaglia tra apocalittici e integrati è priva di utilità e senso

Pubblico qui il mio contributo (extended version) alla rivista formiche.net in edicola questo mese con il tema “Connessi o intrappolati. Appunti di antropologia internettiana”. Interventi, tra gli altri, di Mario Morcellini, Andrea Sarubbi, Christian Ruggiero, Tommaso Labate e Antonio Deruda.

Non si tratta di odiare o di amare Twitter. Non è una fidanzata, un partito politico o l’Inter. Twitter è sostanzialmente due cose: uno strumento e un ambiente comunicativo. Si tratta dunque, per ognuno di noi, di trovare un uso gratificante dello strumento e un modo piacevole di stare all’interno dell’ambiente, oppure, semplicemente, se proprio non lo troviamo, di non usarlo e vivere felici. Ma senza odiare, per carità. Continua a leggere

I quattro pilastri della diplomazia digitale

Un collega qualche tempo fa mi chiesto quali siano a mio avviso gli elementi chiave della cosiddetta “digital-diplomacy” o “e-diplomacy”.  Poichè questi termini stanno diventando in voga anche nel bel paese e a mio avviso c’è un po’ di confusione a riguardo, ripropongo qui quello che gli avevo risposto: Continua a leggere