Perchè il discorso sull’abolizione dell’ordine dei giornalisti non mi convince del tutto

L’ordine dei giornalisti non serve a niente se non a mantenere corporativismi e privilegi di casta; è un’eccezione italiana; va abolito; giornalista è chi fa il lavoro del giornalista non chi ha un tesserino; la professione giornalistica è mutata e si è diversificata, la distinzione tra professionisti e non professionisti non è più in grado di cogliere questa evoluzione. Sono argomentazioni in buona misura condivisibili e attorno a cui ormai c’è un consenso quasi unanime, quasi che se non la pensi così non sei sufficientemente  “forward-looking”. Allo stesso tempo nell’ultimo anno mi è capitato di essere invitato a conferenze, aggiornamenti e dibattiti organizzati dall’Ordine. E in queste occasioni spesso è emersa la problematicità collegata alla necessità di ripensare la professione e dunque anche anche le funzioni dell’Ordine.

Voglio dirlo subito, non sono necessariamente d’accordo con l’idea di abolire l’ordine dei giornalisti in Italia. E il discorso sul futuro della professione impostato in questi termini nel nostro paese un po’ mi spaventa. Mi spaventa perchè il rischio che vedo dietro all’idea di abolire l’Ordine punto è basta è quello di liquidare definitivamente la possibilità di aprire una riflessione attorno alla funzione del giornalismo nell’Italia contemporanea e alle sfide che lo caratterizzano oggi. Insomma la mia paura è che assieme al “liberi tutti” passi anche l’idea che non dobbiamo più occuparci della cultura giornalistica, della deontologia, dell’etica professionale, delle nuove sfide (sotto tutti questi punti di vista) che il web 2.0, i social media, i netizen, il crowdsourcing pongono al giornalsimo oggi.
Si può obiettare, a ragione, che in altri paesi dove non esiste un ordine professionale queste questioni stanno generando un dibattito molto più vivo tra i giornalisti di quanto non sia avvenuto fino ad ora in Italia. Inoltre si può far riferimento al fatto che ragionamenti condivisi attorno questioni etiche e deontologiche in Italia da sempre faticano a trovare spazio e soprattutto applicazione all’interno del campo giornalistico. Recentemente via twitter ho discusso con Mario Tedeschini Lalli sul fatto che avesse o meno senso che le redazioni italiane si dotassero di una twitter policy e definissero un etica dell’utilizzo di Twitter. MTL sottolineava proprio la difficoltà di lungo periodo del giornalismo italiano nell’affrontare questioni di questo tipo, non solo sui social media dunque.
Detto ciò credo che, proprio per questo, ci sia bisogno nel nostro paese di un “luogo” dove sia costantemente aperta una riflessione sul giornalismo, e dove chi fa il giornalista di professione possa impostare riflessioni sulle pratiche e i valori del giornalismo, una riflessione in grado di coinvolgere, a partire da similitudini e differenze anche tutti quei soggetti che oggi sono parte dell’ecosistema dell’informazione pur senza essere giornalisti di professione. Allora va bene possiamo abolire l’Ordine, liberalizzare la professione, ma questo non sia anche lo spunto per archiviare definitivamente l’idea della creazione di uno spazio di discussione attorno al giornalismo. Che se l’Ordine non sempre è stato capace di esserlo e se il sistema italiano non è stato capace di favorirlo questo non significa che bisogna rinunciare a provarci.
Un momento di crisi ed incertezza come questo può rappresentare un’ottima opportunità per gettare nuove basi, che sia un Ordine riformato, che sia un Festival del Giornalismo di Perugia trasformato in forum permanente o che altro sia, purchè non si smetta di parlare di giornalismo in maniera “professionale”.

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One thought on “Perchè il discorso sull’abolizione dell’ordine dei giornalisti non mi convince del tutto

  1. L’Ordine è una vergognosa casta, esiste solo in Italia, è un vecchio retaggio del fascismo. All’estero inorridiscono a pensare che, nel 2014, possa esistere un “Ordine dei giornalisti”. Meno male che dovrebbe poi essere certificazione di professionalità e indipendenza: il nostro giornalismo è tra i peggiori del mondo, tra servi, ignoranti e leccaculo! Nel resto del mondo, il titolo di “giornalista” e l’abilitazione alla professione non si acquisiscono nè all’università, nè attraverso il conseguimento di illustri tesserini. Per essere considerati tali è necessario, semplicemente, essere assunti e scrivere per una testata. Le suggerisco di leggere questo illuminante articolo di qualche anno fa.
    http://thefielder.net/19/03/2012/il-calvario-degli-aspiranti-giornalisti/

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