L’ambasciata USA al Cairo, Twitter, le violenze in Egitto e la morte dell’ambasciatore in Libia

L’attività di comunicazione dell’ambasciata USA al Cairo ieri, prima durante e dopo le violente dimostrazioni avvenute in Egitto e Libia (provocando la morte dell’ambasciatore Stevens), ha generato una bufera che è arrivata fino a Washington, con critiche da parte di Mitt Romney e prese di distanza da parte del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca. In particolare è stato criticato un comunicato stampa dell’ambasciata, poi trasformato in una serie di Tweet, giudicato eccessivamente “apologetico” e non eccessivamente fermo nel condannare le violenze. Il comunicato stampa è stato cancellato, qui uno screenshot dei Tweet dell’ambasciata che lo riprendevano (anch’essi poi cancellati).

La vicenda ha generato molto scalpore ed è interessante perchè ci mostra come nella gestione delle crisi, all’interno del complicato ecosistema comunicativo contemporaneo per una “grande multinazionale” come la diplomazia americana sia molto complicato coordinare il messaggio. Indubbiamente qualcosa non ha funzionato nelle relazioni e comunicazioni tra Washington e il Cairo, e questo qualcosa ce lo spiega bene questo pezzo su Foreign Policy, dove l’accaduto viene definito “a public relations disaster at Cairo Embassy”. Ancora più disastroso perché rimbalzato dentro alla campagna presidenziale generando non poco imbarazzo per Obama, già impegnato a gestire l’uccisione di un diplomatico americano di primo rango, non proprio il massimo per la corsa alla rielezione (citofonare Carter per informazioni).

Dunque a quanto pare la comunicazione tra Washington e il Cairo non ha funzionato bene e questo è MOLTO grave. Il Cairo ha fatto di testa sua e probabilmente Larry Shwartz (senior public affairs officer al Cairo) ne pagherà le conseguenze.

Però, a mio avviso, non è tutto da buttar via nella gestione della crisi da parte dell’Ambasciata USA del Cairo, soprattutto se guardiamo alla dimensione Twitter. N.B. L’incidente non è avvenuto via TWitter, ma attraverso un press release poi trasformato in Tweet (precisiamo per placare gli animi del “popolo dei forconi”).

In realtà l’ambasciata nella gestione del feedtwitter ha fatto alcune cose corrette e fondamentali che non vedo ancora fare da molti di quelli che credono di fare diplomazia o comunicazione istituzionale 2.0, ovvero ha:

– mostrato di ascoltare

– tenuta aperta la conversazione

– non ha mai rinunciato ad inserire il proprio punto di vista

– adattato il messaggio al contesto

– “giocato di sponda” utilizzando opinioni e messaggi altrui

Vedi un paio di esempi qui sotto:

Qualcosa non ha funzionato tra Washington e l’Egitto, e questo è grave perchè la comunicazione tra hub e nodi è un elemento fondamentale della public diplomacy 2.0 come ho ampiamente detto in Twitter Factor. Tuttavia, per quanto mi rendo conto che ora a Obama e alla Clinton questo importi poco, il lavoro fatto su Twitter dallo staff del Cairo non è tutto da buttare via, anzi, in buona misura hanno dimostrato di aver imparato la lezione. E speriamo che Larry Shwarz non perda il posto!

P.s. Il mio amico Shawn Powers commentando la vicenda dice una cosa giusta: “Il fatto che ci siano tutti questi strumenti per comunicare pone agli attori politici l’urgenza di dire qualcosa, con risultati anche disastrosi”. Ma non comunicare è altrettanto disastroso in un ecosistema di questo tipo. Il punto è comunicare bene 😉

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