Renzi: adesso, il futuro e il passato

DISCLAIMER: In questo post non si parla dei temi delle primarie e non si rivela se l’autore intende votare o tantomeno chi intende votare. Dunque vi prego non leggetelo come un endorsement per qualcuno.

Oggi il camper di Renzi è passato da Reggio Emilia. Oggi a Reggio Emilia c’era anche un bel TEDx ma Renzi mi interessa parecchio e così ho bigiato una delle sessioni del TED per andare ad ascoltare il rottamatore.

Qui di seguito le impressioni a caldo. Forse non originali e certo non accurate, in pieno stile FTM insomma.

Lo show di Renzi, perchè come show le sue performance sono chiaramente concepite (è lui stesso più volte a dire “non voglio soffermarmi troppo sui contenuti, per quelli c’è il programma online”) è interamente basato, almeno sul piano simbolico, sulla dicotomia passato/futuro. Dal palco della Fonderia, (su cui è arrivato quasi di corsa come un pugile su note di un pezzo pop, molto Rocky BAlboa) Matteo ha iniziato il suo intervento dicendo: “le primarie sono un referendum sul futuro”.

E, nella dicotomia passato/futuro, Renzi si presenta ovviamente come il futuro; dunque la sua performance serve a spiegare la propria visione del futuro. Come è il futuro che descrive Renzi nella sua ora sul palco? Narrativamente, ovvero in quanto storia raccontata dal protagonista, questo futuro ha una caratteristica estremamente interessante. Per raccontarci il suo futuro infatti Renzi utilizza un testo e un paratesto che ci sono estremamente familiari, proprio perchè vengono dal nostro passato prossimo.

Renzi nel suo storytelling utilizza un montaggio di immagini che vedono una prevalenza di soggetti e prodotti della cultura degli anni ottanta e novanta: Magnum PI, l’A Team, Kurt Cobain etc, poi ci propone uno spezzone di “Non ci resta che piangere” (1985), poi Antonio Albanese (Cetto La Qualunque è roba recente, ma Albanese è soprattutto “Mai dire Gol” anni novanta) e via così. Teoricamente quelle immagini servono a descrivere il passato da cui Renzi e noi proveniamo. Nella pratica costruiscono l’orizzonte entro cui incorniciamo, a livello simbolico, la sua performance. E quindi quelle che a livello emotivo ci accompagnano nell’immaginare il nostro futuro con Renzi.

Ma il riferimento al nostro passato prossimo è stato, almeno per me, evidente soprattutto nel “paratesto”. Nel lanciare i filmati Renzi si rivolge ad un certo “Franco”, anzi per essere più precisi, Renzi chiede, rivolgendosi verso un punto imprecisato alle spalle della sua platea, “Franco, ce l’abbiamo il filmato di….?”. Non so perchè ma mi ha ricordato moltissimo il Funari che parlava con i registi durante “Mezzogiorno Italiano” (1991-1992). E’ qualcosa di molto televisivo, ma della televisione degli anni ottanta e novanta, con il conduttore che giocava un po’ con tempi, modi e tabù della vecchia televisione. E poi quel domandare a Franco se il filmato c’è crea attesa, come se il filmato potesse anche non esserci, e il pubblico lì a sperare che ci sia, e poi il filmato c’è davvero e la gente è contenta, rassicurata perchè il filmato c’è. Anche in questo caso c’è la promessa, l’attesa, il timore e poi c’è la gratificazione. Gratificazione ancora maggiore perchè il filmato è divertente, o addiritura comico, e ci facciamo una bella risata.

Insomma, a livello narrativo, Renzi per raccontarci il suo futuro usa il nostro passato prossimo e in questo ci modo rassicura, perché quel passato lì è un passato in cui ci sentiamo protetti, soprattutto noi trenta/quarant/enni.. Il futuro di Renzi è un luogo dove vorremmo andare perchè ci siamo  già stati e ci siamo trovati bene, con Magnum PI, Higgins e un “succhino” alla pera.

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2 thoughts on “Renzi: adesso, il futuro e il passato

  1. Pingback: Il passato che non passa (ovvero il Giorgio Gori che è in noi) » paferrobyday

  2. io comunque sto aspettando che posti il commento che ti hanno postato su facebook per aprire la discussione.
    Che se prometti, poi mantieni [cit. anni ’90].
    Cordialità,
    Massimo Vultaggio.

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