Gaza, Twitter e il conflitto che si trasforma per restare uguale

Arrivo come sempre FTM (fuori tempo massimo) per scrivere di Gaza e Twitter. Ma questo mi dà il privilegio di poter utilizzare le interessanti descrizioni dei fatti e le analisi che sono già state fatte per poter concentrarmi soltanto sulle cose che mi interessano.

Dunque, sull’utilizzo di Twitter da parte del Governo e dell’Esercito Israeliano, ma anche da parte di Hamas, potete leggere info e dettagli nel pezzo per Techpresident di Lisa Goldman, o il dettagliatissimo resoconto fatto da The Stream di Al Jazeera English, tanto per darvi qualche esempio.

A questo punto vi immagino informati sui fatti e vado subito al sodo. A mio avviso due sono le cose interessanti da un punto di vista della comunicazione sui social media, e su Twitter in particolare, rispetto alle tristi vicende di Gaza di questi giorni. Continua a leggere

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L’ambasciata USA al Cairo, Twitter, le violenze in Egitto e la morte dell’ambasciatore in Libia

L’attività di comunicazione dell’ambasciata USA al Cairo ieri, prima durante e dopo le violente dimostrazioni avvenute in Egitto e Libia (provocando la morte dell’ambasciatore Stevens), ha generato una bufera che è arrivata fino a Washington, con critiche da parte di Mitt Romney e prese di distanza da parte del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca. In particolare è stato criticato un comunicato stampa dell’ambasciata, poi trasformato in una serie di Tweet, giudicato eccessivamente “apologetico” e non eccessivamente fermo nel condannare le violenze. Il comunicato stampa è stato cancellato, qui uno screenshot dei Tweet dell’ambasciata che lo riprendevano (anch’essi poi cancellati).

La vicenda ha generato molto scalpore ed è interessante perchè ci mostra come nella gestione delle crisi, all’interno del complicato ecosistema comunicativo contemporaneo per una “grande multinazionale” come la diplomazia americana sia molto complicato coordinare il messaggio. Indubbiamente qualcosa non ha funzionato nelle relazioni e comunicazioni tra Washington e il Cairo, e questo qualcosa ce lo spiega bene questo pezzo su Foreign Policy, dove l’accaduto viene definito “a public relations disaster at Cairo Embassy”. Ancora più disastroso perché rimbalzato dentro alla campagna presidenziale generando non poco imbarazzo per Obama, già impegnato a gestire l’uccisione di un diplomatico americano di primo rango, non proprio il massimo per la corsa alla rielezione (citofonare Carter per informazioni). Continua a leggere

I quattro pilastri della diplomazia digitale

Un collega qualche tempo fa mi chiesto quali siano a mio avviso gli elementi chiave della cosiddetta “digital-diplomacy” o “e-diplomacy”.  Poichè questi termini stanno diventando in voga anche nel bel paese e a mio avviso c’è un po’ di confusione a riguardo, ripropongo qui quello che gli avevo risposto: Continua a leggere

La Primavera Araba e il web come forma culturale

Tra il 2005 e il 2008 ho passato molto tempo in Egitto e sono fiero di aver conosciuto ed essere diventato amico di alcuni dei milioni di coraggiosi egiziani che un anno fa hanno occupato le piazze del loro paese per riprendersi le loro vite, sotto sequestro da troppo tempo. La strada è ancora lunga, ma la meravigliosa forza di quel giorno resta.

Nell’anniversario del #25jan ecco quello che penso (e che quando mi è stato chiesto ho detto) su web e primavera araba.

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Spaghetti Twit-Diplomacy?

Circa un mese fa -per questo sono abbondantemente FTM a discuterne ora- ho scritto un tweet in cui invitavo la twitsfera italiana affinché facesse pressione sul ministro degli esteri Giulio Terzi perchè prendesse posizione in merito alla vicenda della detenzione del blogger egiziano Alaa Abdel Fattah ( finalmente liberato il 25 dicembre 2011 e oggi in grado di abbracciare sua moglie Manal e il loro figlioletto Khaled). Un po’ di tweeps (più e meno influenti) hanno raccolto la proposta e il giorno seguente il ministro Terzi ha scritto un tweet che voleva in qualche modo sottolineare una sua attenzione, in senso molto ampio, per la questione che gli era stata posta sul social network, che nel frattempo si era estesa alle sorti di un gruppo di cooperanti italiani rapiti in Sudan e Algeria.

Prima di proseguire qui leggetevi il blog post di Claudia Vago (aka @tigella) con Storify annesso che riassume egregiamente tutta la vicenda, che è inutile vi riscriva tutto qui io. Claudia conclude il suo post chiedendosi se ha senso che un ministro degli esteri risponda su Twitter.

Io vorrei dare qui la mia risposta a questa domanda, e proporre altre riflessioni a partire da questo caso di “spaghetti twit-diplomacy”.

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