Personalizzazione del bisogno nella comunicazione istituzionale social

Qualche settimana fa la facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Modena e Reggio ha festeggiato i dieci anni di vita con un ciclo di eventi, tra cui diverse conferenze. Sono stato invitato e son stato ben contento di partecipare. Tuttavia credo di essere finito nella conferenza sbagliata.

Per quanto infatti sia stato molto interessante confrontarmi con il filosofo Fulvio Carmagnola su “la comunicazione politica da berlusconi a twitter”, confesso che avrei preferito ragionare di istituzioni e social media assieme al mio amico Fabrizio Montanari (economista esperto di organizzazioni e web 2.0) e a Nicoletta Levi (dirigente per la comunicazione del comune di RE, nei cui confronti dichiaro da subito un bias positivo visto che ha lavorato con Roberto Grandi, uno dei miei maestri).

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Perchè il discorso sull’abolizione dell’ordine dei giornalisti non mi convince del tutto

L’ordine dei giornalisti non serve a niente se non a mantenere corporativismi e privilegi di casta; è un’eccezione italiana; va abolito; giornalista è chi fa il lavoro del giornalista non chi ha un tesserino; la professione giornalistica è mutata e si è diversificata, la distinzione tra professionisti e non professionisti non è più in grado di cogliere questa evoluzione. Sono argomentazioni in buona misura condivisibili e attorno a cui ormai c’è un consenso quasi unanime, quasi che se non la pensi così non sei sufficientemente  “forward-looking”. Allo stesso tempo nell’ultimo anno mi è capitato di essere invitato a conferenze, aggiornamenti e dibattiti organizzati dall’Ordine. E in queste occasioni spesso è emersa la problematicità collegata alla necessità di ripensare la professione e dunque anche anche le funzioni dell’Ordine.

Voglio dirlo subito, non sono necessariamente d’accordo con l’idea di abolire l’ordine dei giornalisti in Italia. Continua a leggere

Mona Eltahawy a Bologna

Il prossimo 21 marzo avrò l’immenso piacere di introdurre l’intervento di Mona Eltahawy (@monaeltahawy) a Bologna. Che siate o non siate già in zona è un’opportunità da non perdere e per cui vale la pena di fare anche un po’ di KM. Per chi non conoscesse Mona ecco una sua brevissima bio:

Mona Eltahawy, blogger e attivista, è editorialista per diverse testate americane e internazionali, tra cui The Washington Post, International Herald Tribune, Toronto Star e Jerusalem Report, ed è spesso ospite come analista di questioni mediorientali sui principali news network della televisione americana, tra cui CNN. Nel novembre 2011 Mona è stata brutalmente aggredita dalla polizia e arrestata durante una manifestazione al Cairo. Il suo tweet “beaten arrested in interior ministry” ha fatto in poche ore il giro del mondo, dando il via ad una mobilitazione globale per il suo rilascio immediato. Continua a leggere

Perchè la #neve è una buona occasione per la comunicazione istituzionale social

Un post che ho scritto ieri mattina mentre il mio treno ritardava e che ho finito ieri sera mentre saltavo da un treno all’altro cercando di ritornare a casa lungo la tratta maledetta cesena-bologna. Rileggendolo stamane mi accorgo che non è un granché, ma ho deciso di pubblicarlo e di lasciarlo così com’è a memoria dell’epopea vissuta e per mostrare come io riesca a mantenere la calma anche in condizioni piuttosto estreme…

Nevica, ce ne siamo accorti tutti! Ma questa nevicata è stata per l’italia la prima vera neve “social”. Michele D’Alena l’ha appena definita così su Twitter Continua a leggere

La Primavera Araba e il web come forma culturale

Tra il 2005 e il 2008 ho passato molto tempo in Egitto e sono fiero di aver conosciuto ed essere diventato amico di alcuni dei milioni di coraggiosi egiziani che un anno fa hanno occupato le piazze del loro paese per riprendersi le loro vite, sotto sequestro da troppo tempo. La strada è ancora lunga, ma la meravigliosa forza di quel giorno resta.

Nell’anniversario del #25jan ecco quello che penso (e che quando mi è stato chiesto ho detto) su web e primavera araba.

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Precipi-twitte-volissimevolmente

Spinto da diverse riflessioni molto interessanti lette ieri su alcuni blog (tra cui quella de il giornalaio Pierluca Santoro, quella di Luca Alagna e quella  di Piero Vietti) e da alcune conversazioni avute su Twitter sulla vicenda della finta morte di Castro e del finto ricovero di Mandela, scrivo su Twitter, giornalismo e velocità.

Insomma ci sono tanti, soprattutto giornalisti professionisti, che dicono che Twitter è pericoloso perchè può diffondere rapidamente rumor, false notizie e falsi fatti (hoax dicono gli americani). E questo direi che è innegabile.

Però. Però due cose.

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Spaghetti Twit-Diplomacy?

Circa un mese fa -per questo sono abbondantemente FTM a discuterne ora- ho scritto un tweet in cui invitavo la twitsfera italiana affinché facesse pressione sul ministro degli esteri Giulio Terzi perchè prendesse posizione in merito alla vicenda della detenzione del blogger egiziano Alaa Abdel Fattah ( finalmente liberato il 25 dicembre 2011 e oggi in grado di abbracciare sua moglie Manal e il loro figlioletto Khaled). Un po’ di tweeps (più e meno influenti) hanno raccolto la proposta e il giorno seguente il ministro Terzi ha scritto un tweet che voleva in qualche modo sottolineare una sua attenzione, in senso molto ampio, per la questione che gli era stata posta sul social network, che nel frattempo si era estesa alle sorti di un gruppo di cooperanti italiani rapiti in Sudan e Algeria.

Prima di proseguire qui leggetevi il blog post di Claudia Vago (aka @tigella) con Storify annesso che riassume egregiamente tutta la vicenda, che è inutile vi riscriva tutto qui io. Claudia conclude il suo post chiedendosi se ha senso che un ministro degli esteri risponda su Twitter.

Io vorrei dare qui la mia risposta a questa domanda, e proporre altre riflessioni a partire da questo caso di “spaghetti twit-diplomacy”.

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